Calava un’altra sera sul massiccio, un piccolo topo presenziava intorno al baraccamento nuovamente imbiancato in cerca di qualche briciola, mentre il monte conquistato che nei giorni precedenti era conteso, ansimava ancora spaventato per l’assordante rombo dei cannoni, per le ferite causate dall’esplosione di granate e ora la neve, nel paesaggio confondeva le rocce coi corpi dei caduti per raggiungere un metro in più mentre nella testa dei soldati italiani ancora vivi, riecheggiava il ta-pum.

Il capitano diede già l’ordine e ogni alpino del piccolo plotone si mise in spalla lo zaino già affardellato nell’attesa e partirono, per raggiungere il battaglione e andare incontro a un incognito futuro.

la luna era in parte coperta, ma il suo chiarore riflesso sulla neve era pari a tante buone lampade ad olio.

Con gli scarponi non si faceva fatica a camminare sopra quei pochi centimetri di neve, ma il sentiero che attraversava il bosco comunque non si seguiva facilmente. Il silenzio veniva spezzato ogni tanto dal tintinnio della gavetta contro il calcio del moschetto o da qualche alpino che sottovoce recitava un’ave maria.

Giunti a un bivio il piccolo plotone dovette fermarsi, allarmato da un tremolante bagliore proprio in fondo al sentiero lungo il quale doveva proseguire. Allora il capitano con alcuni gesti e lo sguardo, comandò ai tre alpini più vicini a lui di avanzare per raggiungere quella luce, per verificare se potesse rappresentare un pericolo. Due dei soldati scelti si guardarono per farsi coraggio e ripresero il cammino, mentre il terzo alpino li seguiva “seminando” sottovoce qualche mezza bestemmia suggerita dalla paura.

Avanzavano cauti con passi ben pesati ma veloci. La luce si faceva sempre più vicina fino a permettere loro di avere una visione meglio definita: si trattava di una donna vestita con un abito così lungo che accarezzava la neve sul terreno e portava una lampada sulla testa, mentre un asino, ben carico di sacche gonfie per il contenuto, le camminava appresso.

Stupiti quanto incuriositi, i tre alpini continuarono a seguire i due soggetti fino a una casara apparentemente abbandonata con la sua stalla ancora piena di paglia e una catasta di legna abbondante per affrontare un intero inverno. Approfittando della porta aperta, i soldati si avvicinarono alla casara ed entrarono con precauzione nel locale: c’era solo la lampada appoggiata vicino al camino …ma la donna e l’asino? spariti!

Non ci fu neanche il tempo per chiedersi se fosse stata un’allucinazione o uno scherzo della guerra che entrarono nel locale tre soldati austro-ungarici, anch’essi giunti seguendo quella luce: passarono due minuti buoni in cui i sei uomini si guardarono negli occhi senza parlare, immobili come gli alberi di quel bosco.

Una gran risata all’unisono, uno scambio di pacche sulle spalle e subito insieme accesero il fuoco nel camino e distesero abbondante paglia sul pavimento di terra battuta della stalla vuota.

Poco dopo, in uno stupore generale, giunsero alla casara sia il plotone italiano sia un plotone austro-ungarico cui appartenevano gli altri tre soldati.

In quell’istante la lampada che si trovava vicino al camino quasi accecò tutti i soldati con un flash di bagliore e subito dopo i capitani dei due plotoni si strinsero la mano per poi accomodarsi vicino al camino e accendersi reciprocamente la pipa.

Tutti gli altri uomini si frugarono allora nelle tasche, svuotarono gli zaini e coprirono così il grosso tavolo nella stanza: pezzi di pane raffermo, mezzi sigari, piccole fiaschettine di grappa e un pezzetto di carne salada.

Poi in un angolo della stanza i soldati appoggiarono su file sovrapposte i loro copricapi militari, come forse casualmente costruire un albero di Natale …i tascapane e gli zaini svuotati ammucchiati a fare due personaggi: San Giuseppe con addosso una giacca della divisa e la Madonna con una mantella grigioverde. In mezzo ai due un elmetto rovesciato riempito con le foto delle mogli, o dei figli, o i santini di ognuno di loro, piccoli o grandi uomini, soldati non per scelta.

Rimasero tutti i presenti per qualche minuto ad ammirare il presepio improvvisato e dopo un unico grande abbraccio fraterno, ognuno si prese un pezzetto di pane raffermo, lo strusciò sul pezzetto di carne salada e cominciò lentamente a mangiarlo. Un goccetto di grappa, qualche altra risata e poi una serena dormita sulla paglia in stalla.

La luna allora si coprì ancor di più per non disturbare con la sua luce attraverso la finestra il sonno di quei soldati, mentre una donna dalla lunga veste usciva dalla casara con la lampada che era vicino al camino, portandola sulla testa e addentrandosi nel bosco con un asino ben carico che gli camminava appresso.

Il mattino seguente soldati italiani e soldati austro-ungarici, si svegliarono contemporaneamente rivolgendosi a stento il saluto, ammutoliti dalla tristezza della realtà cui dovevano tornare per dovere.

Ognuno riprese le sue cose, si mise in spalla lo zaino e abbracciò il fucile. Ogni plotone col suo capitano, tutti inquadrati, allineati e coperti per ricevere gli ordini e poi …si continuò il sentiero coperto dai pochi centimetri di neve.

Era il mattino del 13 dicembre 1916 e la notte precedente la guerra si era divertita con un altro dei suoi scherzi …o forse la guerra si era fermata per scaldarsi davanti un camino con un mezzo sigaro e un goccetto di grappa …o forse i soldati avevano scelto di fermarsi per dissetare, anche se per poco, la loro umanità.

stefano zaramella

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...