La Luna danza, come una foglia nella brezza volteggia, piroetta su pattini d’argento sul manto bluastro di seta della notte, per raggiungere e bussare così alla porta della piccola casa di vecchi astri e nuvole prive di pioggia:
“È ora mio signore. S’affretti per il suo compito”.

Esce da quella casa, fa un inchino alla Luna per salutarla e le sorride:

“Grazie mia signora. Ora comincio”.

Indossa dei pantaloni gessati, tenuti su da bretelle nere che abbracciano una camicia di color grigio perlato con colletto e polsini molto ampi: è “l’Acchiappasogni”, o anche conosciuto come il “Signore delle stelle”. Al calare della notte, fra le case cammina sospeso dai pensieri che la gente abbandona nell’addormentarsi; in un sacco cucitogli dalla Luna, raccoglie i sogni: quelli di grandezza e superbi, di ricchezza e vanitosi, quelli di successo ed egoistici. Nel cilindro che porta per cappello usa raccogliere quelli più umili, più delicati, d’altruismo e d’amore, mentre nel taschino della camicia, perché possano stare vicini al suo cuore, mette i sogni innocenti dei bambini.

Così, quando dei vari generi ne ha in gran quantità, allunga la scala che porta con sé, per salire fino a raggiungere le nuvole più alte, vi si appoggia sopra scalzo per non sporcarne le candide vesti e da lì, distribuisce i sogni raccolti, arricchendo così ogni angolo del cielo con delle …stelle. Già, perché nelle sue mani i sogni diventano stelle ed alcune, prima di essere appese, ricevono un bacio dall’Acchiappasogni: saranno quelle più brillanti e custodiranno gli unici sogni che si realizzeranno.

Una notte però accadde qualcosa di singolare.

La Luna continuava a danzare, anche se un po’ imbarazzata dallo sguardo dell’Acchiappasogni che l’ammirava, seduto su una nuvola. Lui ne seguiva ogni aggraziato movimento, fino a che, abbassati per un attimo gli occhi, vide qualcuno sveglio affacciato alla finestra di una casa; allora scese lungo la sua scala e si avvicinò a quella casa: un bambino dallo sguardo triste non riusciva a dormire.

L’Acchiappasogni prese la parola:

“Ciao, quale pensiero ti preoccupa”?

“La mia mamma sta male. Il mio papà non vuole dirmi cos’ha, ma sta molto male”.

“ …E perché vuoi sapere cos’ha, se già vedi che sta soffrendo”?

“Perché così cercherei di scoprire la cura per farla guarire”.

“Se io ti dicessi che le basterebbe un tuo sincero sorriso ed un tuo caldo abbraccio per farla sentire meglio, mi crederesti”?

“Come faccio a crederti, sei forse un dottore”?

L’Acchiappasogni rimase colpito dalle varie risposte; volendo sinceramente aiutare quel bambino, dopo aver riflettuto un po’ disse:

“Beh, ascoltami bene: se domani notte, affacciato da quella finestra, vedrai delle stelle …cadere, significa che la tua mamma potrà guarire”.

“Domani notte? …spero possa essere davvero così”.

“Cerca di dormire ora, buonanotte”.

La notte seguente infatti sarebbe stata particolarmente speciale: perché ricorreva il compleanno dell’Acchiappasogni.

La sua età non si conosce con precisione, si dice però che sia l’unico ad indicare nel cielo la strada a Babbo Natale ed alla Befana. Solo nella ricorrenza del suo compleanno gli viene concesso di appendere, tra le altre stelle, anche dei sogni suoi. Così, mentre quel bambino speranzoso osservava in ogni punto l’infinito della notte, l’Acchiappasogni salì lungo la sua scala per poi arrampicarsi sulle nuvole, così da arrivare così in alto dove non era mai stato. Da lì, dopo un breve riposo per riprendersi dalla faticosa salita, si sdraiò, chiuse gli occhi e cominciò ad addormentarsi.

Sognò ciò che in quel momento gli era più caro: il bambino triste affacciato alla finestra finalmente felice e giocava con la sua mamma …il sogno si tramutò in stelle che, non “acchiappate”, caddero giù attraversando il cielo; erano così splendenti da lasciarsi dietro di loro una scia, come se nel cadere avessero strappato della stoffa dal nobile vestito della Luna.

Fu così che quel bambino, sorpreso nel vedere tale “magia”, corse nella stanza dove riposava la mamma e l’abbracciò; da quel momento era certo che sarebbe guarita.

Non del tutto per merito dell’Acchiappasogni, ma quella mamma guarì davvero.

Di molte altre stelle viste cadere e dei desideri ad esse affidati si dice che si siano avverati, ma lui, l’Acchiappasogni, non ne parla mai, anche perché quando accade …lui sta danzando con la Luna fra le nuvole.

“Permettete tutti un momento

sono l’Acchiappasogni e mi presento:

dopo il tramonto di silenzio mi vesto

e fra i tetti il mio cammino è lesto;

perché nel vostro riposare

io premio chi riesce a sognare.

Di sogni non ne raccolgo un solo fardello

Ma ne arricchisco della notte il mantello;

diventano al mio tocco brillanti stelle

come luci del cuore di persone belle:

sono promesse di felicità verso coloro

che la vita considerano più dell’oro”.

stefano zaramella

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