Ogni anno quando arriva questa giornata di ricordo, non posso fare a meno di ribadire che tutto questo non è passato. Ci sono ancora troppi sopraffazioni e abusi verso chi è “diverso”. Sento spesso frasi razziste, poco tolleranti e di odio nei confronti di persone di cui non si conosce la storia. Si addita e si attribuiscono etichette solo per sentito dire. Eppure la razza è una sola: quella umana. Nelle vene di qualsiasi persona, indipendentemente dal colore della pelle, dalla fede religiosa o dall’orientamento sessuale, scorre sangue rosso. Eppure sembra che, visto che non lo vediamo, a volte ce ne dimentichiamo. Ogni volta che insultiamo qualcuno, ci auguriamo che i barconi affondino, non tolleriamo forme di amore diverse dalla nostra o vorremmo che tutti fossero “perfetti” stiamo agendo come chi voleva la supremazia di un’unica razza. Settantadue anni sono tanti, sono più del doppio di quelli che ho io. Forse però non sono abbastanza. Non sono abbastanza perché dal 1945 a oggi continua tutto questo. I campi di concentramento sono presenti tutt’ora nel mondo. E l’odio non si ferma. Ogni volta che stiamo per dire o per fare qualcosa contro qualcuno solo per delle idee che ci vengono inculcate o perché abbiamo paura senza conoscere, fermiamoci in tempo prima che diventi un pensiero comune e continui a creare ghettizzazione. Affido queste mie parole soprattutto a chi ricopre cariche importanti o è una celebrità. Infatti il passo dalla parola ai fatti non è così breve. Impariamo a ricordare  questi avvenimenti e cerchiamo di spenderci in prima persona perché nessuno sia sterminato per l’ideologia dell’odio.

stefania simonato

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