Oggi è il 21 marzo. L’associazione Libera celebra la Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie. In questa giornata non posso non ricordare loro: Falcone e Borsellino.

Il 23 maggio 1992 erano passati 20 giorni dalla mia prima comunione. Non so dove fossi alle 17.56. Probabilmente visto che all’epoca ero solo una bambina di 9 anni stavo giocando. In casa mia si è sempre visto il TG1. Quella sera in primo piano c’era la notizia della strage di Capaci. La mafia aveva ucciso Giovanni Falcone, la moglie e alcuni agenti della scorta. Dopo neanche due mesi la storia si ripete. Il  19 luglio alle 16.55 un’altra macchina carica di esplosivo colpisce la giustizia. Paolo Borsellino raggiunge l’amico Giovanni. Sono sempre stata legata a queste due figure. Forse perché tutto è successo in breve tempo. Mi ricordo ancora nei telegiornali quella signora in lacrime che ha voluto leggere una lettera ai mafiosi. Lo ha fatto in una circostanza molto triste e dolorosa: i funerali di suo marito. Vito Schifani era un uomo della scorta di Falcone. Eppure quelle parole non sono andate a vuoto. La Mafia purtroppo continua, ma qualcosa si è mosso. Grazie a delle associazioni come Libera e a nuove leggi, si stanno facendo dei passi in avanti. Sconfiggere del tutto la mafia non sarà facile, forse quasi impossibile.  Continuare a parlane e a lottare per la legalità apre spiragli di speranza. Oggi sono molti i beni confiscati alla mafia che sono diventati terreni su cui coltivare, luoghi d’incontro e di attività sociale. Un riscatto non solo per il Sud ma anche per l’Italia. Tutto questo è possibile grazie a chi ogni giorno spende la propria vita in questa lotta alla criminalità. Una vita di sacrifici. Una vita sotto scorta. Una vita vissuta senza libertà e con la consapevolezza che a un tratto qualcuno potrebbe comunque toglierti di mezzo. La lotta continua anche se c’è chi copre di infamia gli operatori di pace e di giustizia. Ultimo episodio le scritte apparse sui muri di Locri contro Don Ciotti. La giustizia e la legalità è un bene che tutti devono perseguire affinché nessuno più sia costretto a piangere morti o a vedere le proprie attività in fiamme.

In questa giornata voglio anche consigliarvi due libri.

PER QUESTO MI CHIAMO GIOVANNI – Luigi Garlando
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Un papà racconta a suo figlio Giovanni, nato lo stesso giorno della  strage di Capaci, la vita di un altro Giovanni: Falcone. Una biografia dettagliata perché scritta grazie a Maria Falcone, sorella del magistrato morto. Un racconto per i bambini ma dove niente è nascosto. Neppure un bambino, Giuseppe di Matteo, che viene sciolto nell’acido. Un libro sia per ragazzi che per adulti.

L’EREDITÀ – Alex Corlazzoli

416G62Ny41L._AC_US218_Un libro di quello che oramai ho battezzato come il “mio amico maestro”. Alex Corlazzoli è un maestro di Crema che coinvolge gli studenti, se pur ancora delle primarie, nelle cose del mondo. In classe legge quotidiani, fa raccontare a ognuno la propria storia, dà più importanza alla personalità e a quello che ognuno può dare che ai voti. Come dice in questo libro quando entra in classe, tra le cartine geografiche e i poster del corpo umano, appende la foto di Falcone e Borsellino. In questo libro racconta “l’eredità” di questi due grandi uomini attraverso le testimonianze di chi li ha conosciuti e di chi ne conserva il ricordo e l’esempio.

stefania  simonato

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