700 km per un viaggio nei ricordi

La prima volta che ho varcato il confine della Germania, avevo 3 anni e mezzo. Era l’agosto del 1987, lo zio Germino si sposava con la zia Conny e io ero insieme a Martina la loro damigella. Si erano messi insieme poco prima che io nascessi. Poi ci sono tornata nel dicembre 1992 e 2014. Quando mio cugino Paolo mi ha proposto di tornarci in questi giorni, non potevo che accettare. Ed ecco che mercoledì 4 aprile abbiamo fatto 8 ore di viaggio per arrivare a Spiegelberg, dove zia Conny ci aspettava. Zio Germino purtroppo non c’è più.  Nel 2014 ero tornata per il suo funerale. Che dire. Tre giorni tra ricordi, svago, un po’ di malinconia e risate.

La Germania per me è sempre stata “Familie”. Quando sento un po’ di tedesco i miei pensieri vanno sempre a estati meravigliose quando gli zii venivano a trovarci e tutto assumeva un sapore diverso. Passano gli anni, ma quando si ritorna sembra quasi di non essere mai stati lontani. Ogni volta è sempre una gioia. Quale occasione migliore per tornare in Germania se non il compleanno della zia il 5 aprile? Una giornata speciale per stare in “Familie” con ritrovo di cugini e amici.

Un altro giorno da ricordare sicuramente è stato venerdì 6 aprile. Sulla via del ritorno in Italia ci siamo fermati a Waldenbuch, sede della famosa cioccolata quadrata, Ritter Sport.  Appena ci si avvicina all’azienda si cominciano a vedere lungo la strada dei quadrati colorati. Gli stessi che compaiono anche nelle facciate dell’edificio. All’interno oltre a uno spaccio, con ogni ben di Dio, il Ritter Museum. Un museo d’arte dove sono esposte opere con protagonista la forma del quadrato. Non manca un’esposizione sulla storia dell’azienda e sulla produzione della cioccolata. Materie prime selezionate, gusti sempre nuovi e tanti colori per un brand irresistibile.

Un grazie a mio cugino Paolo ottimo compagno di viaggio e “autista di autostrade”, alla mia “Deutsche Familie” e a voi dico “Bis Bald” (a presto)!

Ecco alcune foto

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Ciao Fabrizio, grazie per il tuo garbo!

Ci sono personaggi televisivi che più di altri ti entrano nel cuore e che quando se vanno è come se ad andarsene fosse un tuo familiare.

Fabrizio Frizzi è uno di questi. Questa mattina quando ho letto la notizia pensavo si trattasse di una bufala… invece no… la risata più amata della Rai se n’è andata stanotte.

Un uomo semplice, educato mai superbo. Un conduttore che entrava nelle case in punta di piedi. Uno quelli che non sei mai stanco di vedere. Un personaggio dal cuore grande e impegnato per la ricerca. Preziosa presenza sia nelle Partite del Cuore, sia nella maratona per Telethon. Il tutto fatto sempre con garbo e senza vantarsene. Ora la frase “se guarirò vi racconterò tutto per testimoniare l’efficacia della ricerca” suona come un beffardo scherzo del destino.

Grazie Fabrizio per averci insegnato che si può essere umili pur facendo un lavoro in vista ed essendo commendatore della Repubblica. Grazie per la tua risata fragorosa che ci regalavi ogni sera all’ora di cena. Grazie perché se il mondo non è poi così tutto brutto è anche per persone come te!

Ciao Fabrizio!

Una festa a sorpresa è sempre un’emozione

Ieri sera festa a sorpresa per i 50 anni del mio amico Milo. Una festa a sorpresa è sempre una grande emozione per tutti. La trepidazione dell’attesa, il cuore che batte e poi un “SORPRESA” che scatena un susseguirsi di commozione e sorrisi. Conosco Milo da un bel po’ d’anni. Da quando, facendo parte di alcune associazioni di volontariato, ho incontrato i Comitati di Sostegno alle Forze e Iniziative di Pace. Gruppi di persone straordinarie che portano la loro preziosa operosità in Bosnia. Un paese che negli anni 90 è stato teatro di una guerra violentissima e sanguinosa. Un evento che i libri di storia raccontano poco. Un dramma che ha devastato il territorio e la personalità delle persone. La ricostruzione parte anche dai rapporti umani. Io in Bosnia non ci sono ancora stata. Prima o poi ci arriverò. Quello che però mi colpisce delle persone che fanno parte di questi comitati sono appunto i rapporti umani. Ogni volta che partecipo a dei momenti conviviali con i “bosniaci”, come li chiama la mia amica Lucia, trascorro attimi di pura leggerezza. Nonostante tu non sia mai andata in Bosnia e non sia iscritta al comitato vieni sempre accolta con sorrisi, abbracci e parole buone. Anche tra i membri stessi dei comitati vedo sempre il buonumore. La magia della Bosnia? Probabilmente la coerenza e la bellezza d’animo che solo chi ha toccato con mano territori devastati può avere.

Grazie a Dina e Milo per la splendida serata e buon cammino di pace a tutti!