Così i bulli prendono di mira le associazioni contro il bullismo.

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Quello che vedete qui sopra è un messaggio arrivato ieri al presidente dell’associazione ACBS (Associazione Contro il Bullismo Scolastico).  Quando i “bulli” si sentono minacciati, l’unica cosa che sanno fare è aggredire chi ostacola il loro operato. Non è  la prima volta che succede. Qualche mese fa la sua macchina era stata rigata con scritte dal tono poco gentile.

Qualcuno leggendo questo nuovo articolo penserà: <<A Stefà, mo basta, ancora stai a parlà de bullismo?>>. Chiedo scusa agli amici romani se l’espressione non è corretta, ma solo una lingua come il romanesco esprime certi concetti nel migliore dei modi. Sì sono ancora qui a parlare di bullismo. Sono qui a parlarne di nuovo perché è un tema che mi sta molto a cuore e trovo ignobile che qualcuno ne neghi l’esistenza.

D’altra parte se c’è chi ancora oggi nega che sia esistita la Shoah, non mi stupisco che i bulli, dicano che il bullismo è solo un’invenzione. Eppure esiste e continua a mietere vittime. Chi l’ha provato sulla propria pelle lo sa. Non si tratta di una semplice presa in giro o scherzi tra amici, ma  va oltre. L’amico è colui che fa una battuta sul tuo conto in tua presenza e lo fa su cose che sa non essere importanti per te, il bullo no.

Ai miei tempi il bullo era quello che prendeva di mira i tuoi difetti, quelli che ti facevano stare più male e li “sbandierava” ai tuoi compagni. Era quello che ti nascondeva le cose, ti rubava il diario, pretendeva soldi o la tua merenda. Quel compagno arrogante che ti trattava come  se fossi una nullità o che diceva che toccando le tue cose ci si ammalava di chissà quale malattia. Ne bastava solo uno e poi se ne aggiungevano altri. Allora la cosa diventava ancora più insopportabile. Qualche volta si arrivava anche alle mani.

Tutto questo con il passare degli anni non si è cancellato ma continua ancora e viene enfatizzato dal web. Ora le azioni del bullo non si fermano all’interno della scuola, ma proseguono anche all’esterno attraverso la rete. La vittima viene quindi derisa da più persone e comincia a sentirsi fuori luogo e inadeguata alla vita. Così sarà sempre il carnefice a vincere.

La rete invece dovrebbe essere lo strumento con cui si può cominciare a mettere in atto azioni concrete contro questo fenomeno. Eppure i bulli continuano a postare indisturbati le loro cattiverie e le vittime molto spesso vengono lasciate sole, ricordandosi di loro quando ormai è tardi. Porgo quindi tutta la mia solidarietà al presidente di ACBS e lo invito a continuare la sua preziosa missione.

stefania simonato

Il Diario di Zenda: un giallo con il bullismo come epilogo

Ormai ci siamo. In qualche regione la scuola è già iniziata, in altre manca pochissimo. Con il ritorno tra i banchi si ritrovano le amicizie lasciate in stand-by durante l’estate. C’è chi non vede l’ora di rivedere i compagni e chi al solo pensiero sente l’angoscia che sale. C’è qualcuno che già dalle prime ore di anno scolastico piomberà in un incubo fatto di scherno, battute poco simpatiche, dispetti e violenze: le vittime di bullismo.

Molto spesso questi atteggiamenti vengono fatti passare per “ragazzate” ma non è così. Sottovalutando questo fenomeno si lasciano le vittime da sole e se ne aumenta il numero. Invece   è importante prestare attenzione a quello che succede tra ragazzi e ai segnali. Il bullismo ha sempre delle conseguenze pesanti. Non sto parlando solo di quei ragazzi che arrivano a gesti tragici pur di non continuare a subire, chi è stato o è vittima di bullismo sarà un adulto insicuro, e non avrà mai la forza di vedersi migliore degli altri. Non troverà mai il riscatto che merita se non quando vedrà che i “carnefici” saranno dei perdenti ai suoi occhi. Dire a un ragazzo che continua a subire violenze “prima o poi la ruota gira” non serve a nulla. Bisogna partire dalle famiglie. Educando ad accettare chi è diverso da noi. Finché gli adulti in casa parleranno male di chi non la pensa come loro, di chi è un po’ strano, di chi sembra non rispettare gli standard della società e finché s’incentiveranno i ragazzi a essere superiori, “fighi”, alla moda e puntare al successo a discapito degli altri, i bulli continueranno la loro strage.

L’ambientazione scolastica con il suo mondo e i suoi misteri è anche la protagonista dell’ultimo libro di Giuseppe Bonan, Il Diario di Zenda, un romanzo che inizia con il ritrovamento del corpo di una ragazza nel giardino della scuola. Zenda non è un’alunna, è la ragazza delle pulizie, ma la sua morte porta scompiglio anche tra gli studenti. Quella giovane donna che tutti definivano “strana”, taciturna, con uno sguardo a volte perso e che solo Eugenie, una studentessa, riesce a capire, cela dentro di sé il peso del suo passato scolastico. Solo verso la fine il lettore entra in questo mondo segreto e intimo che svela la causa della sua morte. Una lettura veloce, dove descrizioni ben fatte riportano alla mente i ricordi dell’adolescente che è dentro di noi.

Il Diario di Zenda, Giuseppe Bonan, Editrice il Torchio.

stefania simonato

A Cerro Maggiore il primo centro antibullismo

Cerro Maggiore dice no al bullismo con un’azione concreta: l’apertura di un centro d’ascolto per non lasciare soli i ragazzi e le famiglie. Verrà, infatti,  inaugurato Sabato 8 Ottobre 2016 alle ore 15.oo presso la biblioteca di Cerro Maggiore (MI)  il primo centro antibullismo. Il punto d’ascolto intitolato a Gloria Spataro, si avvarrà di figure professionali quali psicologi, avvocati e assistenti sociali che a titolo gratuito daranno il loro contrito affinché nessun ragazzo venga lasciato solo davanti al dramma del bullismo. A coordinare il centro l’Associazione ACBS (Associazione Contro il Bullismo Scolastico) nata nel 2015 con lo scopo di fare sensibilizzazione nelle scuole e dare un supporto diretto alle vittime e alle loro famiglie. stefania simonato