Il Diario di Zenda: un giallo con il bullismo come epilogo

Ormai ci siamo. In qualche regione la scuola è già iniziata, in altre manca pochissimo. Con il ritorno tra i banchi si ritrovano le amicizie lasciate in stand-by durante l’estate. C’è chi non vede l’ora di rivedere i compagni e chi al solo pensiero sente l’angoscia che sale. C’è qualcuno che già dalle prime ore di anno scolastico piomberà in un incubo fatto di scherno, battute poco simpatiche, dispetti e violenze: le vittime di bullismo.

Molto spesso questi atteggiamenti vengono fatti passare per “ragazzate” ma non è così. Sottovalutando questo fenomeno si lasciano le vittime da sole e se ne aumenta il numero. Invece   è importante prestare attenzione a quello che succede tra ragazzi e ai segnali. Il bullismo ha sempre delle conseguenze pesanti. Non sto parlando solo di quei ragazzi che arrivano a gesti tragici pur di non continuare a subire, chi è stato o è vittima di bullismo sarà un adulto insicuro, e non avrà mai la forza di vedersi migliore degli altri. Non troverà mai il riscatto che merita se non quando vedrà che i “carnefici” saranno dei perdenti ai suoi occhi. Dire a un ragazzo che continua a subire violenze “prima o poi la ruota gira” non serve a nulla. Bisogna partire dalle famiglie. Educando ad accettare chi è diverso da noi. Finché gli adulti in casa parleranno male di chi non la pensa come loro, di chi è un po’ strano, di chi sembra non rispettare gli standard della società e finché s’incentiveranno i ragazzi a essere superiori, “fighi”, alla moda e puntare al successo a discapito degli altri, i bulli continueranno la loro strage.

L’ambientazione scolastica con il suo mondo e i suoi misteri è anche la protagonista dell’ultimo libro di Giuseppe Bonan, Il Diario di Zenda, un romanzo che inizia con il ritrovamento del corpo di una ragazza nel giardino della scuola. Zenda non è un’alunna, è la ragazza delle pulizie, ma la sua morte porta scompiglio anche tra gli studenti. Quella giovane donna che tutti definivano “strana”, taciturna, con uno sguardo a volte perso e che solo Eugenie, una studentessa, riesce a capire, cela dentro di sé il peso del suo passato scolastico. Solo verso la fine il lettore entra in questo mondo segreto e intimo che svela la causa della sua morte. Una lettura veloce, dove descrizioni ben fatte riportano alla mente i ricordi dell’adolescente che è dentro di noi.

Il Diario di Zenda, Giuseppe Bonan, Editrice il Torchio.

stefania simonato

Suonare: una sensazione da provare almeno una volta nella vita

Le dita che affondano nei tasti bianchi e neri, le corde pizzicate di una chitarra, l’archetto che scivola sul violino, il fiato che soffia dentro una tromba… Si tende l’orecchio, si ascolta, ci si incanta. La musica è la cosa più bella e più universale che esista. Nelle sue molteplici sfumature è capace di regalare emozioni, di accompagnare momenti felici e tristi, di consolare, di essere terapeutica e molto altro. Ma se ascoltare musica  è meraviglioso lo è ancora di più donarla agli altri attraverso il proprio strumento. Almeno una volta nella vita tutti dovrebbero avere l’opportunità di poter suonare qualcosa. Una sensazione che regala una soddisfazione enorme. Quando si suona tutto intorno a te scompare, sei tu e il tuo strumento e non importa che tu stia suonando per te stesso o per una platea numerosa, se tu e lui siete simbiosi quello che ne esce non può che essere straordinario. In Italia molte scuole non includono nella didattica la scelta di uno strumento musicale. Impongono il “piffero” o meglio detto “flauto dolce”. Spesso mancano le risorse sia per includere docenti-musicisti in grado di insegnare lo studio di strumenti diversi sia per dotare le scuole di strumenti musicali validi  spesso però ingombranti. Molto più semplice usare il flauto che costa poco e si può portare da casa. Eppure investire sulla musica significa investire su qualcosa che migliora il mondo. Alcuni istituti si stanno già muovendo per dare l’opportunità ai ragazzi di scegliere il proprio strumento. Molto resta ancora da fare. Ci vorrà del tempo prima che una seria educazione musicale entri in tutti i programmi scolastici. Fino ad allora cari genitori fate provare ai vostri ragazzi la sensazione straordinaria di “fare musica”.  stefania simonato